Sono cinquecento i vulcani che stringono in una morsa incandescente continenti ed oceani del globo terrestre. Il Vesuvio è annoverato tra i più violenti e pericolosi. Fa parlare di se da oltre 17.000 anni sia per le bellezze naturali che per i fenomeni di devastazione. Nel 1841 Ferdinando II di Borbone fondò l’Osservatorio Vesuviano: primo, del genere, al mondo. Anticamente intorno alla montagna, che periodicamente vomita fuoco e cenere, sono nate innumerevoli leggende di mostri e serpenti giganteschi. L’origine dell’attività eruttiva risale a circa 250.000 anni fa, ma rilevamenti recenti sembrano indicare attività molto più antiche. Nel 1995 , con decreto del Presidente della Repubblica, viene istituito il Parco Nazionale del Vesuvio con finalità di recupero e risanamento dell’ecosistema vulcanico ovvero di lotta agli incendi boschivi, alla cementificazione e di conservazione e ripopolamento della flora e della fauna locale. Il Vesuvio è il vulcano più noto al mondo. La sua fama nasce sicuramente dall’eruzione del 79 d.C. ma prende vigore da tutta una serie di circostanze che, di volta in volta, ne hanno rinverdito il ricordo. Nella primavera del 1944 il Vesuvio produce la sua ultima manifestazione eruttiva. La cenere sulle strade, le case abbattute dalla lava fanno il giro del mondo nelle foto dei resoconti di guerra. Ma è ancora prima, con l’eruzione del 16 Dicembre del 1631, la più catastrofica eruzione vesuviana dei tempi moderni con oltre 10.000 vittime, che il Vesuvio era tornato prepotentemente alla ribalta dopo cinque secoli di silenzio. Nel XVII secolo nei momenti più tranquilli si poteva accedere fin sopra il vulcano, anche in lettiga o a dorso di mulo. Nei momenti meno tranquilli si organizzavano riunioni sui terrazzi della capitale (Napoli) per godersi spettacoli superbi di colate di lava o di fragorosi pennacchi che si innalzavano vorticosamente per vari chilometri sulla cima della montagna. Parallelamente tornava anche la memoria delle città sepolte dalla catastrofica eruzione del 79 d.C.. Alla fine del XVI secolo, infatti, in uno scavo per la costruzione di un canale di derivazione del fiume Sarno, per portare acqua ai mulini di Torre Annunziata, furono rinvenuti i primi resti dell’antica Pompei.

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