Dista dalle Terme dello Scrajo un viaggio in auto di circa un’ora. Percorrendo per appena cinque chilometri la statale 373 che si inerpica, abbandonando la costiera, costeggiata da vigne ed agrumeti, si raggiunge questa incantevole cittadina a 300 metri sul livello del mare circondata dalle vette dei Monti Lattari. I primi insediamenti risalgono al VI secolo, ma fu intorno all’anno Mille che la cittadina iniziò a prosperare quando vi si stabilirono alcuni nobili amalfitani che si erano ribellati al Doge. In declino alla fine del Medioevo, la città riacquistò splendore verso la metà dell’Ottocento grazie soprattutto ai resoconti di illustri visitatori che restavano incantati dalla bellezza dei suoi panorami. Negli ultimi due secoli Ravello ha ospitato geni della musica del calibro di Wagner, Toscanini, Grieg, Bernstein, Rostropovich artisti come Mirò ed Escher scrittori quali Lawrencer, Forster, Gide, Virginia Wolf e Paul Valery. Non sono mancati gli statisti Kennedy e Churchill erano soliti soggiornarvi ed anche attori come Greta Garbo, Humphrey Bogart, Paul Newman e De Niro. La visita può iniziare dalla duecentesca Villa Rufolo, citata dal Boccaccio nel Decamerone come dimora del ricco mercante Landolfo Rufolo. Situata al centro della cittadina sulla piazza del Vescovado, la villa è disposta su tre piani e risente di influssi dell’arte araba e siciliana. Ai fianchi della villa, da un lato svetta la Torre Maggiore, alta trenta metri, dall’altro si trova il suggestivo Chiostro Moresco. Meraviglioso il parco circostante con la terrazza a strapiombo sul mare: Wagner, in visita a Ravello nel 1880, se ne ricordò durante la composizione del Parsifal prendendola a modello per gli incantati Giardini di Klingsor. I giardini di Villa Rufolo ospitano ogni anno, tra Giugno e Settembre, il prestigioso Ravello Festival dedicato in gran parte alla musica classica, ma anche alla danza al cinema al teatro ed al Jazz. Oltre che per l’eccellenza del programma, il festival si distingue per l’unicità del palco: una costruzione nel vuoto, che si sporge quindici metri oltre il parapetto dei giardini, dando l’impressione che i performer si librino nell’aria. Se Villa Rufolo ispirò Wagner Villa Cimbrone era invece adorata dallo scrittore Gore Vidal. Antico casale rustico, Villa Cimbrone venne ristrutturata nei primi anni del Novecento dall’architetto ravellese Nicola Mansi su commissione del lord inglese William Beckett. Lo stile è particolarissimo, un miscuglio di suggestioni che attingono sia dall’arte campana sia da quella esotica. Da visitare il cortiletto arabo-normanno, il giardino ricco di rarità botaniche e la stupenda Terrazza del Belvedere. Per chi può permetterselo Villa Cimbrone è anche un albergo e ristorante di lusso: che ha visto tra i suoi clienti la divina Greta Garbo ai tempi della fuga d’amore con il direttore d’orchestra Leopold Stokowski. Obbligatoria in fine al tappa al Duomo, capolavoro dell’architettura romanica eretto nel 1087. La preziosa porta bronzea del 1179, opera di Barisano da Trani, è decorata da cinquantasei formelle illustrate con scene della Passione. All’interno, composto da tre navate e tre absidi che offrono un notevole effetto prospettico, si può ammirare un pulpito del XIII secolo dello scultore Bartolomeo da Foggia. Al di là delle ville e delle chiese è l’intera Ravello a presentarsi agli occhi del visitatore come un’opera d’arte. I suoi panorami, le piazzette, le costruzioni medievali le conferiscono un’atmosfera unica. Prima di lasciare la cittadina si consiglia vivamente l’acquisto di una bottiglia di Gran Caruso: vino vivace e fruttato dalla tradizione centenaria prodotto dalla famiglia Caruso.

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