Pompei si trova a  meno di trenta minuti di automobile dalle Terme dello Scrajo. Nel 79 d.C., quando venne distrutta dall’eruzione del Vesuvio, aveva già alle spalle una lunga storia. Sorta nel VII secolo a.C. nei primi secoli della sua vita fu influenzata, dal punto di vista architettonico, artistico e religioso, dalle due civiltà che dominavano la Campania: i Greci e gli Etruschi. Successivamente si stabilirono a Pompei anche i Sanniti con i quali la città conobbe oltre che un apprezzabile sviluppo demografico ed urbanistico una decisa crescita di tipo economico. Nel 89 a.C. Pompei fu assediata dal generale romano Silla, durante la Guerra Sociale, capitolando dopo una lunga resistenza divenendo colonia di Roma. In epoca romana Pompei si estese si animò ed ammodernò. Edifici pubblici e privati vennero costruiti e restaurati secondo modelli dell’epoca. La città visse anni felici: l’economia prosperava, la società civile s’interessava alle vicende politiche, i teatri e l’anfiteatro ospitavano intrattenimenti e spettacoli e le terme erano quotidianamente frequentate da esponenti di ogni classe sociale. A partire dal II secolo a.C. l’ara vesuviana e, quindi, anche Pompei, vide sorgere numerose ville sia a carattere abitativo che produttivo. Queste ultime erano fattorie nelle quali veniva praticata agricoltura per la produzione di cereali, ortaggi, vino ed olio; cui si aggiungeva l’attività di allevamento del bestiame e dei ghiri: quest’ultimo  tipicamente romano. Le ville d’otium, quelle cioè destinate solo al riposo ed allo studio, erano tutte dotate di peristili, giardini e fontane con scenografici giochi d’acqua, piscine olimpioniche, ricchi settori termali, statue ornamentali e fastose decorazione parietali e pavimentali. Queste dimore servivano a trascorrere piacevolmente il tempo, a sfoggiare la propria ricchezza con gli ospiti ed a trasmettere nel tempo il ricordo del proprietario che l’aveva costruita. Il sereno scorrere della vita in villa, così come in città, si interruppe bruscamente in un giorno d’estate del 79 d.C. Il 24 Agosto di quell’anno, un’ora dopo mezzogiorno, guardando verso il Vesuvio, da Napoli ed i suoi dintorni, “comparve una nuvola che allora appariva mai vista prima per grandezza e figura”. Questa la cronaca di Plinio il Giovane nella descrizione dell’eruzione più famosa del mondo che fermò il tempo a Pompei, e la vita dei suoi abitanti, così come si può vedere visitandone l’attuale sito archeologico tra primi quattro i più frequentati al mondo. Un’intera città romana giunta immutata nel presente; una realtà così ricca ed intatta che dà l’impressione di visitare una città ancora viva, la sensazione di poter immaginare i carri che ne percorrono le strade, le voci ed i colori del mercato, il riposo all’ombra protettiva dei lussuosi pati. Dall’accesso di Porta Marina l’omonima via conduce in breve al Foro, cuore della vita pubblica cittadine. Un’immensa piazza sulla quale si affaccia la monumentale basilica, il luogo dove veniva amministrata la giustizia: in fondo alle tre grandiose navate si erge il podio del tribunale. La zona del foro comprende anche le principali costruzioni dedicate al culto religioso, come il Tempio di Giove e quello di Apollo, e quelle riservate al commercio, come l’edificio di Eumachia, che ospitava il mercato della lana e i tintori di stoffe, e la grande area del Macellum o Mercato Coperto. Alle spalle del Tempio di Giove sorgono le Terme del Foro, uno dei quattro impianti termali di Pompei, che offriva anche le Terme Suburbane, la Terme Centrali e le Terme Stabiane: grandi stabilimenti dedicati al benessere dotati di frigidarium, calidarium e tepidarium. Ma ciò che maggiormente rende l’idea dell’opulenza della città sono le dimensioni, i giardini, le pitture parietali e le statue delle abitazioni private. Come la Casa del Fauno, chiamata così per la splendida statua bronzea del Fauno danzante che decora uno degli impluvi, che si ritiene sia appartenuta al nipote di Silla. La Casa dei Vetii, una delle più sontuose della città appartenuta a ricchi mercanti, celebre soprattutto per le decorazioni parietali. Altre splendide dimore sono la Casa dei Dioscuri, la Casa degli Amorini Dorati, la Casa del Citarista, che devono i loro nomi a dipinti e alle opere che le adornano. Naturalmente in città non ci sono solo dimore patrizie e altrettanto affascinante è il percorso nei quartieri più popolari che contengono testimonianze di antichi mestieri; il Termopolio di Asellina tavola calda ante litteram in Via dell’Abbondanza, il Panificio di Modesto con forno e macine in pietra lavica, la Casa del Chirurgo dove è stata ritrovata una intera serie di strumenti conservati al Museo di Napoli. La vita del cittadino di Pompei non era fatta solo di casa e lavoro: per le attività ginniche della gioventù c’era la Palestra Grande, accanto all’immenso anfiteatro destinato allo spettacolo dei gladiatori, che avevano la loro caserma alle spalle del Teatro Grande. Un terzo teatro, l’Odeion, più piccolo, era probabilmente destinato alla musica. Svaghi meno spettacolari ma altrettanto praticati dal popolo avevano luogo tra le mura del celebre edificio del Lupanare: nelle dieci stanze dotata di capezzali in muratura con dipinti di scene erotiche alle pareti a ispirare i convenuti. Un discorso a parte merita uno degli edifici più famosi di Pompei: la Villa dei Misteri. Una grande casa padronale con annessa azienda agricola che si trova al di fuori delle mura cittadine, su un terrazzamento rivolto verso il mare. La grande villa, circondata da portici a giardini pensili, custodisce la Sala del Gran Dipinto: il magnifico ciclo di affreschi nel caratteristico rosso pompeiano e con figure a grandezza naturale ai quali deve il proprio nome. Infatti i dipinti, risalenti al I secolo a.C., raffigurano i rituali di iniziazione ai misteri dionisiaci fra satiri e baccanti, giovani spose e assorte matrone.

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